Un polverone virale ha investito la malcapitata Nigella – che adoro, ma questa volta se l’è proprio andata a cercare –  per aver bistratto la nostra Carbonara Nazionale in una ricetta di uno dei suoi libri: Feast, food that celebrate life.

L’ha fatta ubriacare con il vino, ingrassare con la panna “double cream” e adornare con una dozzinale bigiotteria: la pancetta… il tutto con le migliori intenzioni, un po’ come quell’amica dai gusti discutibili che prova a metterti in ghingheri seguendo il suo estro creativo… con tutto il bene del mondo… ti rovina la piazza, allo stesso modo Nigella ha fatto un disastro.

Per carità, anche per lei il cibo è una cosa seria e di certo non credo si aspettasse una reazione planetaria, ma… perdinci! Tra tutti i piatti che si potevano “rivisitare” ha scelto proprio quello sbagliato.

Questa storia ricorda l’accaduto della caponata… quando la vincitrice di Masterchef Tiziana Stefanelli ci ha messo il dado… la Sicilia ha tremato, e ci ha fatti tremare tutti!

 

La cosa interessante è che si tratta di reazioni assolutamente super partes, nel senso, non ha importanza chi è a commettere l’errore, italiano o britannico, nero o bianco,  chef stellato o sciura Maria…tu sbaglia e verrai bandito anche dalla cucina di casa tua. Non si guarda in faccia nessuno. Ed è questo l’aspetto incredibilmente bello, divertente, affascinante e curioso della cucina, e in particolare del valore della cucina per noi italiani. E’ identità, e questi aneddoti ne sono la prova tangibile, quando succedono queste cose ci sentiamo seriamente toccati, tanto che il nostro disappunto non viene documentato solo dalla sezione food de La Repubblica o della Cucina Italiana, ma scorrendo la mia news letter oggi scopro che anche uno dei portali gastronomici più seguiti oltreoceano Food52, parla dell’accaduto.

Nell’articolo The Trouble with Nigella Lawson’s Carbonara scritto da Mayukh Sen, non vengono espressi giudizi, opinioni etc. viene esposto il fatto e alla fine posta una domanda:« fino a che punto si può giocare con un piatto e continuare a chiamarlo con il suo vero nome? » eh…

Allora ci ho un po’ pensato. Una risposta definitiva non l’ho trovata, ma mi sono fatta un’idea che mi ha portata a credere che Nigella abbia sbagliato de facto, ma non de Iure.

La carbonara non ha un disciplinare, le sue origini sono incerte e non è un prodotto STG come lo sono la Pizza Napoletana e la Mozzarella di Bufala Campana, unici prodotti italiani ad avere questo marchio d’origine che ne definisce la composizione o il metodo di produzione. Quindi la nostra cara Nigella non andrà in galera e non gli si può impedire di chiamare carbonara la sua ricetta.

Quando si tratta di cucina non si può parlare di copyright o di proprietà, in una ricetta inevitabilmente ognuno ci mette del suo, l’invenzione di un piatto di sana pianta che permetta di dire è mio! è un evento più unico che raro oggigiorno, tanto che Brillat Savarin diceva che: « la scoperta di un piatto nuovo è più preziosa per il genere umano che la scoperta di una nuova stella » siamo in un momento in cui praticamente è stato scoperto tutto, e la condivisione/interazione sono il nostro pane quotidiano…ognuno può dire la sua. Proprio in questo contesto si inserisce la domanda di Mayukh Sen, fino a che punto ci posso del mettere del mio senza arrivare ad una storpiatura? La ricetta è una ricchezza condivisa, da sempre, da molto prima di Instagram, Facebook e Pinterest. E chissà la nostra Carbonara quante modificazioni avrà subito prima di giungere a noi con la formula attuale di uova, guanciale, pepe e pecorino.

Tuttavia, se la britannica Nigella de Iure è salva de facto no. Per due ragioni, la prima abbastanza oggettiva direi… Se c’è stato un simile rumore vuol dire che questa benedetta Carbonara, anche se priva di disciplinare scritto, ci trova tutti d’accordo su quali siano gli ingredienti e quindi l’univoca voce del popolo è potente a sufficienza per essere considerata verità. La seconda ragione invece, più personale, è che obiettivamente… panna + uova + vino nella pasta??? è disgustoso!  Anche se non l’avesse chiamata carbonara avremmo/avrei avuto qualcosa da dire a riguardo.

Quindi la mia risposta a Food52 è che il limite sta nel buon-senso, gastronomico e culturale. Ad essere determinanti sono le papille e il tipo di piatto. Con una pasta e fagioli si ha un range d’azione molto più ampio rispetto a una Amatriciana, una  Cacio e pepe o una Carbonara.

 

 

Se avete piacere di leggerlo vi lascio il link all’articolo di Food52. E’ molto interessante.

Trouble with Nigella Lawson’s Carbonara

 

Da qui invece nasce il tutto.

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