La Bella Cuciniera è nata con i dolci… è una storia un po’ banale, non lo dico con disprezzo per il passato anzi, per me ha un valore enorme, tanto grande quanto personale e quindi mi rendo conto che per gli altri possa non essere la storia più interessante del mondo.

 

Spesso succede che l’imprinting lo dia la cucina della nonna, i rituali gastronomici a cui si partecipava da bambini di solito inconsapevoli del valore della situazione che si stava vivendo, e da una fortunata combinazione tra gli eventi e la nostra personale predisposizione ad un dato elemento, in questo caso la pasticceria e poi allargandosi alla cucina in senso in più ampio fino ad arrivare alla gastronomia, alle scienze e alla cultura alimentare. In sintesi questo è stato il mio percorso.

 

Non ricordo a che età ho fatto il mio primo dolce in piena autonomia, ma di certo so che ero piuttosto piccola, era una domenica mattina i miei genitori dormivano ancora (volevo fargli una sorpresa), e ho fatto tutto ad occhio usando un cucchiaio e una forchetta. Sono andata a memoria, ripercorrendo i passaggi che ogni sabato pomeriggio facevo con mia nonna per fare la torta ai pinoli, potenzialmente ero sulla buona strada… potenzialmente.

Ma la realtà ti piglia a schiaffi, è uscita dal forno una sottiletta di torta un po’ troppo cotta e molto slegata, unta. Caratteristiche che noto solo ora con il senno di poi, perché vi assicuro che in quel momento ero fiera del mio lavoro, l’avevo anche abbellito disegnando uno smile con uno stuzzicadenti. Vabè da li tutto si è evoluto, ho chiesto ai miei genitori un frullatore come quello della nonna e una bilancia. Cominciando a pesare gli i ingredienti e a usare utensili evoluti le cose sono migliorate, è stata un po’ la prova del 9, non si trattava di una passione passeggera.

 

Sono molto metodica, a volte troppo, e poco elastica, diciamo che ci sto lavorando.

E’ sempre stato così, anche al liceo. La routine settimanale era scandita e precisa: finita la scuola diretta in palestra, tornavo a casa e pranzavo in divano guardando il programma Scuola di Pasticceria di Luca Montersino, gran parte di quello che so sui dolci l’ho imparato grazie a quel programma. Finito Montersino stavo fino a sera sui libri. E via così.

Il venerdì però era diverso, durante la settimana mi organizzavo in modo da non avere compiti da fare perché l’intero pomeriggio era dedicato ai dolci. La cucina si trasformava in un laboratorio di pasticceria esploso. Facevo di tutto, dalle torte più semplici alle più complesse… bignè, eclair, mignon di vario genere, muffin con diversi ripieni e glasse, creme… pagherei oro per tornare a fare tutti questi dolci.

 

Via via le cose sono cambiate, finito il liceo la routine è diventata un’altra, e quando sono partita per l’università tra casa nuova e vita nuova il tempo e l’ispirazione per i dolci sono calati. Non ho mai smesso di farli per carità, solo ne facevo meno, ma in parallelo a questa situazione ho cominciato a concentrarmi sul salato, sulle cose che cucinavo per me e per gli amici. E devo dire la verità, sono molto contenta che tutto questo insieme di vicende abbia fatto si che la mia storia gastronomica abbia preso questa direzione, a e ovviamente i miei studi hanno aiutato molto in questo.

Insomma, io e il cibo sia sui libri, sia in cucina, sia sul lavoro andiamo a braccetto, cocorite inseparabili.

 

Veniamo a questa crema di nocciole e cacao, non sembra ma esiste una relazione con tutte queste parole.

Vuole essere una versione sana, alleggerita e naturalmente – nel senso che è capitato di per se, non perché sia andata in cerca io – vegana della Nutella.

 

Allora la Nutella per me è il cibo del desiderio, è il proibito, è quel vasetto che in casa non ci deve essere perché è il male. Comprarlo vuol dire autorizzarsi a finirlo in breve, anzi brevissimo tempo. E’ lo snack notturno di quando torno tardi la sera, seduta sul bancone della cucina ancora con gli orecchini e il trucco (le prime cose che di solito tolgo). E’ l’uscita sul retro dalla mia routine. Insomma è l’eccezione alla regola, è relax, è un regalo.

Vi avevo detto no che stavo lavorando sull’elasticità mentale.

 

Allo stesso modo però rimane in linea con la mia propensione ad un’alimentazione sana, senza rinunciare al gusto… espressione trita e ritrita non è vero? Ma alla fine è quello che tutti vogliamo: super tasty, less fat!

 

In fine è dolce… la crema spalmabile alle nocciole e cacao è l’apoteosi del dolce, di quello goloso e semplice, che elimina le barriere, di età, d’estrazione sociale, insomma… immaginatevi una barriera e la crema spalmabile alle nocciole e cacao sarà in grado di sconfiggerla.

Vi assicuro che riuscire a farla in casa per me è una soddisfazione enorme. Mica mi è riuscita al primo colpo… ci ho lavorato un sacco, ho provato mille ricette, ingredienti diversi, proporzioni variabili, attenzione alle temperature, alle consistenze, devo ammettere che è stato meno facile di quanto pensassi all’inizio. Ma alla fine sono riuscita ad ottenere quello che volevo, una versione di casa e alleggerita della Nutella che possono mangiare un po’ tutti.

 

Seguite la ricetta e per voi sarà semplicissimo, dovrei aver eliminato tutti gli ostacoli.

 

 

INGREDIENTI

 

135 gr di nocciole tostate

2 cucchiai di cacao amaro

2 cucchiai di sciroppo d’acero

5 cucchiai di latte di soia alla vaniglia

1 cucchiaino di estratto di vaniglia o i semi di una bacca

 

In un tritatutto potente frullate le nocciole fino a che non si saranno ridotte in crema, tipo il burro d’arachidi. Così facendo la pasta di nocciole si scalda, per questo motivo scaldate leggermente a microonde o sul fornello lo sciroppo d’acero. In questo modo non ci saranno sbalzi di temperatura che faranno indurire la parte grassa delle nocciole facendo impazzire (come la maionese) la crema. Unite quindi lo sciroppo, frullate e quando si sarà ben incorporato aggiungete  il cacao. Frullate ancora e in fine unite la vaniglia e il latte di soia precedentemente scaldato sempre per lo stesso motivo. Frullate fino a che non avrete ottenuto una crema liscia. Trasferite il tutto in un vasetto di vetro e conservatelo in frigo.

 

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