Ogni mattina leggo La Mail, quella con la L e la M maiuscole. E’ la mia gioia del mattino, contiene tutti i link dei nuovi articoli che vengono pubblicati nei siti e blog che seguo… e sono davvero tanti, da i più banali e leggeri ai più seri e impegnati. Di diverse nazionalità e genere, da quelli di ricette a quelli di costume a quelli di economia. Dall’ennesimo plumcake allo yogurt alle conseguenze ambientali ed economiche dei food trend –il consumo massiccio e repentino di quinoa e avocado non è a impatto zero – e sempre più spesso mi capita di ragionare sull’attenzione –lo so è un argomento banale ma non sarà questo il centro della discussione– che viene data al cibo.

 

La cosa interessante di questo aggiornamento internazionale e multitematico è che puoi seguire le modalità di diffusione dei trend, le tempistiche in cui avviene e soprattutto le modalità in cui vengono percepiti. Della serie The italian way… sempre un tantino in ritardo, ma tanto che c’e frega, c’abbiamo gli spaghetti.

 

Riconosco la riluttanza a cimentarsi in un’avocado pesto pasta salad se abbiamo il nostro pesto ligure, anche perché il nome del piatto comincia già ad essere troppo lungo… ed è una cosa molto comune nelle ricette d’oltre oceano. Ma per tornare a noi… a volte penso che certi argomenti siano addirittura portati all’estremo, spesso leggo articoli del tipo: “ The Be-All-End-All Tomato Sandwich, and 4 ways we couldn’t leave it alone”, “ 43 no-utensil recipes for when you just wanna eat with your ands” per non parlare dell’Hummus e della serie sconfinata di testi dedicati al magico mondo degli Avocado Toast e degli unicorn inspired foods. Il punto è che li leggo e mi piacciono un sacco, li trovo interessanti, divertenti, leggeri, belli, ma allo stesso tempo penso anche: “ andiamo sono solo due fette di pomodoro su una fetta di pane tostato, seriamente tutto questo non serve! … e poi, no davvero… gli unicorni”

 

Quindi qual è il punto? Perché io sono la prima a parlare di queste cose, insomma se volete possiamo rimanere qui fino a domani a parlare di broccoli e di tutti i piatti che si possono preparare, oppure di ceci… sono ossessionata dai ceci, già ora sono molto popolari ma fidatevi, è solo l’inizio… se l’avete notato qualche riga sopra già stavo partendo per la tangente a discutere sulla lunghezza e riccanza dei nuovi piatti americani.

 

Il punto è che oramai anche io sono caduta in questo loop di ragionamenti gastronomici. E’ vero, spesso mi chiedo se siano poi così assurdi, ma in realtà è che non mi interessa perché tanto lo so che nella cricca dei foodies – si ho usato quella parola – tutto questo è lecito e di valore, quindi credo la mia sia una forma di empatia. Mi preoccupa di più che cosa possa pensare chi è estraneo al mondo del cibo, chi non ne ha fatto oggetto di studio, di lavoro, di hobby, chi non lo prende così sul serio insomma.

 

Può essere così strano o addirittura esagerato dedicare tanta forza lavoro, tanta forza intellettuale e creativa a un panino con pomodoro e lattuga? A un toast con l’avocado e a una crema di ceci e sesamo?

 

Beh dopo averci riflettuto per un po’ ho trovato la risposta che ha rilassato un po’ i miei neuroni. Direi che no, non è strano, non è esagerato, non è inutile… pensiamo al mondo della moda, a quella macchina che fa girare milioni di fantadollari. Nei blog e nelle riviste più o meno blasonate che ho sempre divorato da quando ero piccola, prima ancora di appassionarmi al cibo, non si dedicano pagine su pagine ad argomenti del tipo: i mom jeans, floral dresses, the shoes that every girl should own, lo slip dress e i crop top?

Rifaccio la domanda cambiando il contesto: può essere così strano o addirittura esagerato dedicare tanta forza lavoro, tanta forza intellettuale e creativa ad un paio di scarpe che sembrano delle pantofole da camera, o meglio, delle scarpe papali – le adoro – ? Un esempio quello del Papa che viene dai miei tempi da liceale quando ancora non c’era Gigi Hadid e le modelle non andavano in giro in ciabatte. Mi piacevano da morire e le mettevo per andare a scuola dove sono state simpaticamente battezzate scarpe papali… un po’ me la sono cercata, sono di ciniglia color porpora. E qualcosa mi dice che sono anche benedette pecche le uso ancora oggi e non mostrano alcun segno di cedimento.

 

Tornando alla domanda, ecco la risposta: direi che tutto questo non è strano, non è inutile, si è sempre fatto è una forma d’arte se vogliamo, per alcuni è un lavoro, per altri è uno svago, una passione, per altri ancora invece è una perdita di tempo e una cosa assolutamente inutile… ma questa è un’opinione con cui ci si può scontrare in tutti i campi.

 

Il tubino nero è la pasta al pomodoro e il crop top è l’avocado toast? Se vogliamo si. Dopotutto anche il brunch ha il suo dress code.

 

PS: qui sotto la ricetta di un avocado toast… ovviamente vegan, con una Feta non Feta che in realtà è tofu marinato, tra l’altro sorprendentemente buono.

 

INGREDIENTI

 

Pane tostato, il vostro preferito… dal più basic al più fancy con grani e semi sconosciuti ai più

Qualche fetta di avocado schiacciato

Lime q.b.

Sale q.b.

Qualche cubetto di tofu marinato

Lievito alimentare q.b. per dare quel sapore cheese precluso a noi fancy vegani

Qualche goccia si salsa Srirachia, o fiocchi di peperoncino.

 

PER IL TOFU MARINATO ALTRESI’ DETTO FETA/TOFU

 

1 panetto di tofu da 125 gr

120 ml di aceto di mele

120 ml di latte di riso naturale

Il succo di mezzo limone

Mezzo cucchiaino di sale

2 cucchiaini di origano secco

 

Tagliare il tofu a cubetti. In un vasetto, che poi sarà il contenitore, mettere tutti gli ingredienti, mescolare bene e aggiungere il tofu. Chiudere il vasetto, agitare bene e lasciar riposare il tofu in frigo almeno mezza giornata prima di utilizzarlo.

 

Si conserva per diverse settimane in frigo nel suo liquido di governo.

 

 

Comporre il toast tostando il pane e schiacciandovi sopra con una forchetta le fette di avocado. Condite con una leggera spruzzata di lime e sale. Sbriciolatevi sopra una generosa quantità di tofu marinato e completate con una spolverata di lievito alimentare e un po’ di Sriracha o peperoncino.

 

 

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