Se fino ad ora non fossi stata in grado di far capire in modo tacito quanto adoro gli accessori per la mise en place mea culpa, lo dico adesso, adoro i piatti, i bicchieri le posate allo stesso modo di come amo le scarpe. E questo vuol dire tanto, anzi concettualmente credo si assomiglino molto.

 

Il piatto è in grado di rendere tutto più speciale, non solo perché l’occhio vuole la sua parte e perché anche  petto di pollo grigliato o uovo sodo sembrerebbero alta cucina su un Richard Ginori, ma perché come le scarpe, fossero anche Casadei, ma le Casadei sbagliate… rovinano tutto.

Un piatto racconta una storia, assieme al cibo è veicolo dell’immaginario che la ricetta vuole rievocare. E’ un po’ difficile descrivere a parole questa “cosa”, mi rendo conto essere un po’ astratta, e mi rendo conto che tanti possano trovarla un po’ to much per la cucina di casa, però il piatto per me è fondamentale, sia a casa che a ristorante, un brutto servizio è come un biglietto da visita sgualcito.

 

Allo stesso modo delle scarpe, un piatto reinventa un look. Basta cambiarle e sei un’altra persona, se hai tempo magari aggiungi un accessorio e ti senti bellissima. Un paio di joggers in lana morbida con una camicia bianca e delle snikers per il sabato mattina in ufficio, la sera diventano molto chic con un sabot nero dal tacco alto e largo e dettagli dorati, rossetto ed è tutto perfetto.

 

A volte si possono costruire interi look a partire dalle scarpe, anzi non a volte, in realtà si può fare sempre, solo che è mooolto più difficile, almeno per me. Ecco la stessa cosa vale per il piatto… la scarpa della tavola.

 

Generalmente ho già la ricetta bella e pronta e cerco di trovare il piatto che possa esaltarla al meglio, che possa mettere in luce i dettagli, gli ingredienti, che sia in armonia con i colori del cibo. Altre volte invece faccio il procedimento contrario, cerco una ricetta che ai miei occhi possa essere in armonia con il piatto e che possa esaltarlo al meglio possibile.

Spero che tutto questo non succeda solo nella mia testa!

 

Un po’ come chi colleziona le calamite da attaccare al frigo o le cartoline, ogni volta che vado in un posto nuovo compro un piatto. Adoro i mercatini dell’usato e artigianali, le fiere vintage, i negozi di casalinghi e d’arredamento… i siti, ommiodio i negozi on line sono una dolce rovina con l’unico difetto che c’è troppa roba meravigliosa che alla fine non so scegliere e quindi getto la spugna. Quando costano una follia è una manna dal cielo così non devo stare li a crogiolarmi nel solito ritornello: «lo compro non lo compro, lo compro non lo compro?»

 

In sostanza ho un infinità di piatti e piattini che ormai sono entrati a far parte dell’arredamento. Ma venendo alla ricetta, ecco questo è un caso un po’ particolare perché non saprei dire con esattezza chi è il protagonista, piatto o ricetta? E se è la ricetta è l’astice, il guazzetto di miso e funghi oppure l’abbinamento di questi due?

Diciamo che la risposta è l’abbinamento di questi 3 ingredienti… perché alla fine davvero sono solo 3 ingredienti, assieme a questo piatto. Bellissimo, non vedevo l’ora di usarlo. E’ di una coppia di artigiani vicentini, un po’ di loro piatti li avete già visti in diverse ricette qui nel blog. Sono i piatti di Ceramiche Pop https://www.facebook.com/RigaSie/?fref=mentions  quasi dei complenti d’arredo.

 

Questa ciotola mi ha conquistata subito, brilla, in modo sommesso ma brilla. E’ molto fine, ma di carattere. Semplice al punto giusto. Come questo piatto. Una coda d’astice cotta al vapore servita in un brodo di miso e funghi porcini. Vi lascio la ricetta, un po’ dolce, un po’ umami, senza nascondervi che ne sono un po’ gelosa, spero vi piaccia quanto è piaciuta a me.

 

INGREDIENTI per 1 persona

 

1 piccolo astice

200 ml di acqua

1 cucchiaio di miso con dashi*

1 manciata di funghi porcini secchi

Riso bianco per accompagnare**

 

Cuocete al vapore l’astice per 20 minuti dal momento in cui l’acqua comincia a bollire. Una volta cotto fatelo raffreddare, potete usarlo anche il giorno dopo e quindi cuocerlo in anticipo (io ho fatto così).

Al momento di servire fate bollire 200 ml di acqua, spegnete il fuoco e scioglietevi il miso.

Sciacquate i funghi secchi e metteteli a rinvenire nel brodo. Attendete 15 minuti (o il tmepo indicato nella confezione) e nel frattempo dividete la coda e la testa dell’astice (questa mangiatela a parte condita con un filo d’olio). Estraete la polpa della coda dal carapace tagliandolo con una forbice nel senso della lunghezza e fatela intiepidire.

Quando i funghi saranno rinvenuti versate il brodo di miso con i funghi nel piatto, adagiatevi la coda d’astice e aggiungete una pallina di riso.

 

* Il Miso con Dashi è la tipologia di miso che già contiene il tipico brodo di pesce giapponese – il Dashi per l’appunto – fatto con alga kombu e fiocchi di bonito (tonno essiccato). Se non lo trovate potete usare lo Shiro Miso, ovvero quello bianco un po’ più dolce, ma la ricetta avrà un sapore meno marcato, in questo caso aggiungete mezzo cucchiaino di pasta d’acciughe.

 

** Del normale riso bianco andrà benissimo, ma vi consiglio di usare del riso da sushi, più colloso e consistente.

 

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