La noce di cocco, concettualmente il maiale tropicale.

Riconosciuto il fatto che è un’affermazione un po’ forte ­– e che a pensarci fa anche un po’ schifo – c’è da dire che le analogie in termini ti utilità sociale ed economica di questi due elementi sono molte, e tutte si riferiscono alla regola d’oro che recita:« del maiale no si butta via niente »… e pure del cocco. Guai!

 

In Sri Lanka ovunque ti giravi c’erano cocchi, e a ristorante te li trovavi in tutte le salse… potevi vedere allo stesso buffet (e si, li si mangia così, international e non Help your self please era la parola d’ordine) i diversi gradi di elaborazione gastronomica a cui si poteva sottoporre una noce di cocco… fino al piatto stesso (poi mi spiego).

 

Si parte dal fresh grated coconut semplice cocco fresco grattugiato, a cui segue il coconut sambal, del cocco fresco grattugiato con tanto peperoncino, cipolla e succo di limone, una cosa fenomenale, per poi trovarsi di fronte ad una serie infinita di curry sugosi a base ­–ovviamente – di latte di cocco.

Latte di cocco che trovavi sempre affianco alla ciotola di riso bianco… si perché non sapevo quanto buono fosse del riso bianco sapientemente bollito, leggermente salato e condito con una generosa cucchiaiata di latte di cocco, semplice.

 

Si lo so sto ripetendo la parola cocco un sacco di volte, portate pazienza.

 

A colazione c’erano sempre i Kiri Baath, delle mattonelle di riso latte (tappatevi le orecchie) di cocco e delle palline di farina di riso e cocco grattugiato di cui mi sfugge il nome, cotte al vapore… io le mangiavo sempre con la marmellata e il burro d’arachidi, anche se sono abbastanza sicura che non fosse il modo adeguato, però che buone!

 

Sono bastati due giorni per rendermi conto di quanto lo Sri Lanka sia cocco centrico e sono certa di non aver nemmeno visto tutto.

 

Quando dicevo che del cocco non si butta nulla non mi riferivo solo al fatto che da un unico frutto si possono ricavare diversi prodotti come acqua , latte (intero, scremato, in polvere) e polpa (fresca o secca), materie prime ­– se così vogliamo chiamarle – da cui poi si possono ricavare una quantità infinita di altri prodotti… ma oltre l’aspetto “edule” c’è anche quello pratico.

 

Dalla noce si possono ricavare tantissimi utensili, ciotole e piatti in primis, come quella che vedete in foto, una noce di cocco che ho comprato a Galle, una cittadella /fortezza bellissima del sud dello Sri Lanka, e dalla fibra di cocco impagliata a dovere si ricava una corda/spago praticamente indistruttibile.

 

Ci tengo a precisare che queste cose sono quelle che ho visto io, ma sono sicura esistano mille altri impieghi di proprietà intellettuale indigena.

 

BTW, il cocco è diventato la mia nuova fissa e quindi be ready per una serie di ricette tropical.

Intanto ecco qui un frozen yogurt leggerissimo al matcha con latte di cocco – of course – e coconut chips tostate… buonissime!

 

INGREDIENTI

 

1 Confezione di yogurt greco 0% (170 gr)

1 yogurt bianco magro (125 gr)

150 ml di latte di cocco

1 cucchiaio di sciroppo d’agave

1 cucchiaino colmo di polvere di Matcha

Scaglie di cocco disidratate.

 

Frullate assieme tutti gli ingredienti (tranne le scaglie di cocco), assaggiate per correggere la quantità di sciroppo o di matcha, versate il composto in un tupperware e conservate in freezer.

Al momento di servire tostate in padella a secco le scaglie di cocco e spargetele sopra il vostro frozen yogurt.

 

NB: tirate fuori dal freezer il frozen yogurt almeno 20-30 minuti prima di servirlo perché avendo pochissimi grassi e pochissimo zucchero, dopo 12 ore in freezer diventa duro come un mattone… un piccolo prezzo da pagare per la leggerezza.

 

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